Camicie Verdi..! Bruciate il Tricolore..!!


Neonazisti marciano su Milano. Il silenzio del sindaco

Inserito in Senza categoria da admin il Marzo 26th, 2009

di Tommaso Tafi

Ancora dieci giorni e Milano, città medaglia d’oro della Resistenza Partigiana verrà sfregiata dalla lugubre marcia di centinaia di camice nere provenienti da buona parte dell’Europa, ma a nessuna delle istituzioni cittadine sembra interessare più di tanto.

Da giorni circola sul web un appello lanciato dalla sezione milanese dell’Anpi nel quale si invita caldamente il Sindaco Letizia Moratti a rompere l’assordante silenzio che circonda questa vicenda, semplicemente vietando una manifestazione pericolosa per l’ordine pubblico , ma soprattutto di chiaro stampo xenofobo e razzista. Un appello che,  purtroppo, fino ad ora, sembra essere caduto nel vuoto.

LA MANIFESTAZIONE

Nel frattempo Forza Nuova, organizzatrice della manifestazione del 5 aprile, sta chiamando a raccolta militanti simpatizzanti ed esponenti “istituzionali” dei più importanti partiti dell’estrema destra europea, invitandoli a prendere parte all’incontro “La nostra Europa: Popoli e Tradizione contro banche e usura”. Un appuntamento a cui parteciperanno, oltre ai leader nazionali forzanovisti, primo tra tutti il Segretario Roberto Fiore, anche esponenti del BNP (British National Party), del FN (Front National) e dell’NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands).

Pur essendo ben note a tutti le posizioni xenofobe, razziste, revisioniste e violente di queste formazioni politiche, nessun membro della Giunta Moratti ha fino ad ora avuto il coraggio di esprimere il proprio pensiero in merito all’opportunità o meno di ospitare una manifestazione che, con ottime probabilità, si trasformerà in una parata con tanto di spranghe e manganelli, proprio come successo in occasione del corteo di Bergamo del 28 febbraio scorso.

ROMPERE IL SILENZIO ASSORDANTE

Un silenzio che le opposizioni unite presenti a Palazzo Marino hanno deciso di rompere, presentando un documento con il quale si invita Letizia Moratti a prendere contatto con il prefetto e con il questore per imporre un divieto preventivo a questa manifestazione. “La simbologia - si legge nel documento - il linguaggio, le iniziative si richiamano molto spesso e senza ambiguità alla cultura, le idee e i valori neonazisti” ed è contro questi disvalori che devono mobilitarsi tutte le persone sinceramente antifasciste e convintamente democratiche di una città che della sua straordinaria coscienza partigiana ha sempre fatto un vanto. Un appello ancora più importante se si pensa che questo “incontro politico” avverrà proprio nel bel mezzo dei preparativi per la festa del 25 aprile, durante la quale gli italiani ricordano la Liberazione del Paese dal nazifascismo e la conseguente fine di un incubo. Firmatari del documento presentato a Palazzo Marino sono stati Giuseppe Landonio (Sinistra democratica), Francesco Rizzati (Pdci), Basilio Rizzo (Lista Fo), Patrizia Quartieri e Vladimiro Merlin (Prc), Carlo Montalbetti (Lista Ferrante) e il capogruppo del Pd Piefrancesco Majorino. Diretto come sempre è, a riguardo, il consigliere regionale del Prc Luciano Muhlbauer. “A Milano come da altre parti,- scrive Muhlbauer sul suo blog -  esiste un’inconfessata tolleranza istituzionale e culturale, se non peggio, nei confronti delle attività neofasciste. Ebbene, crediamo che il raduno del 5 aprile sia anche un’occasione, forse l’ultima, perché il Sindaco Moratti prenda le distanze dalle ambiguità e dalle complicità che si annidano in settori della sua maggioranza”. Sarà perché  il Sindaco si trova alle prese con la condanna inflittale in seguito allo scandalo delle consulenze milionarie, ma, per il momento, in seno alle istituzioni tutto tace.

Neofascisti e destra di governo a braccetto con nostalgia

Inserito in Nazirock da admin il Marzo 18th, 2009

Neofascisti e destra di governo a braccetto con nostalgia

Ronchi con Jonghi Lavarini,
teorico dell’apartheid

C’è il ministro della difesa La Russa che posa con un “camerata” di una famiglia mafiosa siciliana, i Crisafulli, narcotraffico e spaccio di droga a Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano. C’è il suo collega di partito e di governo, il ministro per le politiche europee Ronchi, con uno dei fondatori del circolo nazifascista Cuore nero: quelli del brindisi all’Olocausto.

Lui si chiama Roberto Jonghi Lavarini e presiede il comitato Destra per Milano (confluito nel Partito della libertà). Sostiene le “destre germaniche”, il partito boero sudafricano pro-apartheid - il simbolo è una svastica a tre braccia sormontata da un’aquila - e rivendica con orgoglio l’appartenenza alla fondazione Augusto Pinochet. In un’altra foto compare a fianco del sindaco di Milano, Letizia Moratti. Poi ci sono gli stretti rapporti del sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, con l’ultra-destra violenta e xenofoba del Veneto Fronte Skinhead. Ruoli istituzionali, incarichi, poltrone distribuiti ai leader delle teste rasate venete, già arrestati per aggressioni e istigazione all’odio razziale.

Fascisti del terzo millennio
Almeno 150 mila giovani italiani sotto i 30 anni vivono nel culto del fascismo o del neofascismo. E non tutti, ma molti, nel mito di Hitler. Un’area geografica che attraversa tutta la penisola: dal Trentino Alto Adige alla Calabria, dalla Lombardia al Lazio, da Milano a Roma passando per Verona e Vicenza, culle della destra estrema o, come amano definirla i militanti, radicale. Cinque partiti ufficiali (Forza Nuova, Fiamma Tricolore, la Destra, Azione Sociale, Fronte Sociale Nazionale) - sei, se si considera anche il robusto retaggio di An ormai sciolta nel Pdl. I primi cinque raccolgono l’1,8 per cento di voti (tra i 450 e i 480 mila consensi). Ma a parte le formazioni politiche, l’onda “nera” - in fermento e in espansione - si allunga attraverso un paio di centinaia di circoli e associazioni, dilaga nelle scuole, trae linfa vitale negli stadi.

Sessantatre sigle di gruppi ultrà (su 85) sono di estrema destra: in pratica il 75 per cento delle tifoserie che, dietro il “culto” della passione calcistica, compiono aggressioni e altre azioni violente premeditate. La firma: croci celtiche, fasci littori, svastiche, bandiere del Terzo Reich, inni al Duce e a Hitler. Sono state 330 le aggressioni da parte di militanti neofascisti tra 2005 e 2008. Concentrate soprattutto in tre aree del paese: il Veneto (Verona, Vicenza, Padova), la Lombardia (Milano, Varese) e il Lazio (Roma, Viterbo). Sono i vecchi-nuovi “laboratori” dell’estremismo nero. Con Roma - anche qui - capitale.

Dalle scuole ai centri sociali
Dai centri sociali di destra alle occupazioni a scopo abitativo (Osa) e non conformi (Onc). Dalle aule dei licei a quelle delle università. Dai “campi d’azione” di Forza Nuova ai raid squadristi delle bande da stadio che si allenano al culto della violenza. La galassia del neofascismo si compone di più strati: e anche di distanze evidenti. L’esperimento più originale è quello di CasaPound a Roma, il primo centro sociale italiano di destra. Da lì nasce Blocco studentesco, il gruppo sceso in piazza contro la riforma della scuola. Una tartaruga come simbolo, i militanti si battono contro l’”affitto usura” e il caro vita. Il leader è Gianlcuca Iannone, anima del gruppo ZetaZeroAlfa: musica alternativa, concerti dove i militanti si divertono a prendersi a cinghiate.

A Milano c’è Cuore Nero. Il circolo neofascista fondato da Roberto Jonghi Lavarini e dal capo ultrà interista Alessandro Todisco, già leader italiano degli Hammerskin, una setta violenta nata dal Ku Klux Klan che si batte in tutto il mondo per la supremazia della razza bianca. Dopo l’attentato incendiario subito l’11 aprile del 2007, i nazifascisti di Cuore nero ringraziano in un comunicato ufficiale tutti coloro che gli hanno espresso solidarietà e sostegno: tra gli altri, “in particolare”, la “coraggiosa” onorevole Mariastella Gelmini, all’epoca coordinatrice lombarda di Forza Italia e attuale ministro dell’Istruzione.

Saluti romani, pistole e ‘ndrine
La famiglia calabrese dei Di Giovine e quella siciliana dei Crisafulli, la destra in doppiopetto di An e quella estremista di Cuore nero. A Quarto Oggiaro, hinterland milanese, la ricerca del consenso politico incrocia sentieri scivolosi. A fare da cerniera tra le onorate famiglie - che gestiscono il mercato della droga -, le teste rasate e il Palazzo è sempre lui, il “Barone nero” Jonghi Lavarini. Quello fotografato con il ministro Ronchi e il sindaco Moratti. Quello che presenta a Ignazio La Russa Ciccio Crisafulli, erede del boss mafioso Biagio “Dentino” Crisafulli, in carcere dal ‘98 per traffico internazionale di droga. Camerata dichiarato, il rampollo Crisafulli frequenta Cuore nero così come il cugino James. A lui sarebbe stata dedicata la maglietta “Quarto Oggiaro stile di vita”, prodotta dalla linea di abbigliamento da stadio “Calci&Pugni” di Alessandro Todisco. L’avvocato Adriano Bazzoni è braccio destro di La Russa. C’è anche lui in una foto con Lavarini e con Salvatore Di Giovine, detto “zio Salva”, della cosca calabrese Di Giovine. Siamo sempre a Quarto Oggiaro, prima delle ultime elezioni politiche.

di Paolo Berizzi, Repubblica.it 17 marzo 2009

Bufera sul prete che fa il saluto romano

Inserito in Nazirock da admin il Marzo 18th, 2009

BERGAMO - Forse basterebbe la sua concezione-rivisitazione dell’ abito talare. «La tonaca è soltanto una camicia nera più lunga», profetizzò un giorno don Giulio Tam.E già. Che questo padre lefebvriano, “gesuita itinerante”, avesse più di una simpatia per la destra radicale, si sapeva. E’ da anni che benedice alla sua maniera militanti e manifestazioni neofasciste («Però non posso dire che sono fascista, perché è vietato…»). Le messe celebrate ogni anno sulla tomba di Benito Mussolini a Predappio; le commemorazioni dei caduti repubblichini; le ospitate, ormai abituali, ai comizi di Forza Nuova con tanto di «rosario contro l’ invasione islamica». Ma le fotografie pubblicate ieri su Repubblica.it- che lo ritraggono mentre fa il saluto romano in testa al corteo di Forza Nuova a Bergamo (sabato scorso) - lo consacrano definitivamente. C’ era da benedire l’ apertura di una sede del partito, e così padre Tam, accanto al segretario nazionale forzanovista Roberto Fiore, non siè risparmiato: dietro, in marcia per le vie del centro cittadino, un centinaio di militanti con caschi e bastoni; davanti lui, col braccio destro teso a salutare la parata militare. Ora a Bergamo infuriano le polemiche (dopo quelle seguite ai violenti scontri tra polizia e centri sociali). Perché, come se non bastasse il prete che fa il saluto romano (Alternativa sociale nel 2006 lo candidò alle europee), a reggere le fila della manifestazione- tra “boia chi molla”, inno di Mameli e qualche “Sieg Heil” - assieme a Fiore e al coordinatore nazionale Paolo Caratossidis, c’ era Dario Macconi, neo responsabile provinciale di Forza Nuova e figlio di un consigliere regionale (e presidente provinciale) di An. Per cercare di togliersi dall’ imbarazzo, Pietro Macconi ieri ha convocato una conferenza stampa: «Voglio bene a mio figlio ma non condivido gli ideali e i metodi di Forza Nuova». Il bello è che Dario Macconi - che si è sempre nascosto dietro lo pseudonimo “Astipalio” - è un fuoriuscito da An, scelta per la quale il padre si dice «dispiaciuto». Lui e i vertici cittadini del partito prendono le distanze dalla parata forzanovista. Un corteo che il sindaco Roberto Bruni (centrosinistra, ricandidato per le prossime elezioni) giudica «inquietante e gravissimo», così come la presenza di un sacerdote. «Per di più in una città che vanta una forte tradizione antifascista e cattolica». All’ attacco anche il parlamentare Antonio Misiani: «Le immagini che abbiamo visto, i saluti romani, i caschi e le spranghe, sono sconcertanti. An faccia chiarezza fino in fondo, non basta un comunicato». Don Giulio Tam, da Sondrio, non si scompone, anzi: «Starò semprea fianco dei giovani di Forza Nuova, Mussolini è un martire e io sono favorevole alla sua beatificazione». E il saluto romano? «I ragazzi mi hanno chiesto di benedirli, e io ho svolto la mia funzione». PER SAPERNE DI PIÙ http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1599037 www.sanpiox.it - DAL NOSTRO INVIATO PAOLO BERIZZI