Denuncia alla Polizia Postale: su internet, una falsa versione del film Nazirock racconta l’Olocausto come una festa.
Rappresentare lo sterminio degli ebrei come una festa. Questo il proposito di chi ha modificato il finale di Nazirock per poi mettere in rete la versione falsificata del film, a disposizione di chi scarica abusivamente da eMule.
A seguito della denuncia del regista, Claudio Lazzaro, la Polizia delle Comunicazioni sta indagando per risalire agli autori della truffa telematica: “Chi ha scaricato la versione modificata del mio film, che purtroppo è quella più diffusa in rete”, dichiara il regista, “penserà che sono un degenerato, un pazzo furioso”.
Come sono intervenuti i falsari? Nazirock è un documentario sulla destra nazifascista in Italia. Nel finale, dopo aver registrato gli interventi di chi vorrebbe negare o ridimensionale l’Olocausto, dopo aver mostrato un gruppo di giovani di Forza Nuova innalzare uno striscione che chiede a caratteri cubitali PIU’NAZIFASCISMO, il regista monta una lunga sequenza di repertorio: bambini che muoiono di fame nel ghetto di Varsavia, corpi scarnificati nei campi di concentramento nazisti. Immagini atroci. Unico commento: un silenzio attonito. Ma su questa sequenza, i falsari hanno montato una musica allegra e spensierata: una hit dei Negrita, “Rotolando verso sud”. L’effetto, per chi guarda, è nauseante: si assiste al più spietato, sistematico, massacro della storia, raccontato come fosse un evento festoso, una baldoria.
“Quando mi hanno segnalato il falso”, ricorda Lazzaro, “non credevo fosse possibile. Poi ho visto e mi sono sentito male. Di fronte all’Olocausto tutti si devono fermare, con rispetto e timore. Quel crimine colpisce l’umanità intera. Tutti, senza distinzione di parte, dobbiamo raccoglierci in silenzio e riflettere. Se non vogliamo che quella cosa ritorni”.
Roma 5 – 11 -08
Fini, la Resistenza di Berlusconi e Roberto Fiore:
intervista a Claudio Lazzaro di Nazirock
In concomitanza con le polemiche sollevate da Azione Giovani, Claudio Lazzaro, ex giornalista del Corriere della Sera e oggi filmmaker, ha presentato ieri al Parlamento Europeo Nazirock, in apertura di “Extreme Right Watch”, convegno organizzato a Bruxelles dal Gruppo Socialista. Al film di Lazzaro è stata impedita la distribuzione cinematografica: gli esercenti hanno preferito rinunciare a seguito delle diffide inviate dai legali di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, che si ritiene diffamato dal film. Ieri, dopo la proiezone a Bruxelles, abbiamo intervistato il regista.
Claudio, ieri hai presentato Nazirock al Parlamento europeo. C’era anche Roberto Fiore?
No, non si è visto.
Lo hai mai incontrato dopo l’uscita del film?
Si, è capitato a giugno, a Roma. Gli studenti della Luiss volevano organizzare una proiezione, ma il rettore non ha voluto mettere a disposizione uno spazio. Loro si sono rivolti all’assessore Croppi, che ha voluto dimostrare la massima disponibilità: così Nazirock è stato proiettato alla Casa del Cinema. Anche gli studenti hanno voluto dimostrare la loro disponibilità al dibattito con le destre e hanno invitato Roberto Fiore. Io li ho avvertiti, attenzione, se invitate Fiore dovete far venire uno storico autorevole, che possa fare fronte alle fantasiose ricostruzioni della storia italiana che Fiore e altri stanno cercando di far passare.
Loro non sono riusciti ad assicurarsi la presenza di un docente di storia e hanno invitato un professore di Scienze Politiche, di cui non ricordo il nome. La sala è piena, con gente in piedi. Titoli di coda, inizia il dibattito. Viene data la parola a Fiore, che subito mi accusa di essere un seminatore di odio, dice che il mio film vuole riportarci indietro agli scontri mortali degli anni 70. I
o rispondo alle accuse. Poi viene data la parola al professore, quello che nel dibattito dove fare da contrappeso a Fiore. E il professore cosa fa? Subito mi attacca dicendo che sono il tipico intellettuale di parte, accecato dal bavaglio ideologico, che ho fatto un film tendenzioso.
Probabilmente al professore non era piaciuta la denuncia, presente nel film, dello sdoganamento politico di una parte della destra nazifascista operato da Silvio Berlusconi. Insomma ho dovuto difendermi. Grazie a Dio, qualche ragazzo in platea mi ha dato una mano, ma ce n’erano anche molti di destra, portati da Fiore.
Quali intimidazioni hai ricevuto dall’uscita di Nazirock?
Ricevo delle e-mail poco rassicuranti. Poi c’è stato un video, molto elaborato messo in rete, su YouTube, da un quadro politico di Forza Nuova, in cui mi si accusava di aver taroccato una sequenza cruciale del film. Mi spiego, alla fine di Nazirock si vedono alcuni militanti di Forza Nuova che espongono un grande
striscione in cui si chiede PIU’ NAZIFASCISMO. Nel video si sostiene che io avrei filmato dei giovani di sinistra che innalzavano lo striscione MAI PIU’ NAZIFASCSISMO. Poi avrei cancellato MAI e avrei montato il tutto dentro la manifestazione di Forza Nuova. Mettere in rete un’accusa di questo genere è come mettere in rete una fatwa: tu non sei più un professionista che ha fatto il suo lavoro, sei un infame che va punito. Alla fine sono riuscito a far togliere questo video, ma è rimasto in rete per parecchio tempo. Detto questo, credo che anche le diffide dei legali di Roberto Fiore, che hanno spaventato gli esercenti e impedito la distribuzione nei cinema di Nazirock, abbiano funzionato come un avvertimento, una specie di intimidazione.
Vendite e distribuzione: un confronto tra Nazirock e Camicie Verdi.
E’ ancora presto per farlo. Camicie Verdi, il film sulla Lega Nord, è uscito tre mesi prima del referendum sulla Devolution. Quindi ha avuto un certo impatto e una sua funzione. Nazirock è uscito tre mesi prima delle elezioni, ma il centrosinistra non lo ha notato e nemmeno ha usato un argomento, presente nel film, che poteva essere molto forte in campagna elettorale: “Attenzione, chi vota questo centrodestra dà il suo voto anche una parte della destra nazifascista, che di fatto viene sdoganata. Non a caso Roberto Fiore, dopo il voto è diventato parlamentare europeo. Il film comunque, malgrado tutte le diffide e le intimidazioni, ha trovato una sua strada. Ogni giorno ricevo richieste di prendere parte a proiezioni che vengono organizzate in tutta Italia da associazioni culturali e politiche, scuole, centri sociali, festival, cineclub.
Hai ricevuto solidarietà da parte di qualche esponente di centrodestra?
No. Probabilmente, malgrado le dichiarazioni di Fini, che si candida a leader del centrodestra, non esiste in Italia una destra veramente democratica, liberale, rispettosa dei valori fondanti della Costituzione. Non a caso Berlusconi, poco prima delle elezioni, ha detto che la storia italiana va riscritta, per liberarla da una certa retorica della Resistenza. E alla grande manifestazione del 2 dicembre 2006, contro il governo Prodi, accanto a Berlusconi, sul palco degli oratori, c’era Luca Romagnoli, leader di Fiamma Tricolore, quello che dice di non avere prove per affermare o negare l’esistenza delle camere a gas.
E a sinistra?
C’è stata molta attenzione a sinistra del PD. Rifondazione e IL PdCI hanno organizzato molte proiezioni anche prima del voto. Il PD si è svegliato solo dopo la batosta elettorale: i giovani del partito hanno organizzato qualche proiezione. Peccato, perché io non sono mai stato comunista. Al di là delle etichette politiche, mi sono sempre riconosciuto nella linea moderata e socialdemocratica della sinistra europea.
INTERVISTA PUBBLICATA DAL SITO www.vitadidonna.org
Aria di fascismo, quanto c’è di vero?
mercoledì 10 settembre 2008
Non si placa l’eco della dichiarazioni rilasciate da Alemanno in occasione della celebrazione dell’8 settembre su fascismo e leggi razziali. L’intervista a Claudio Lazzaro, autore di Nazirock, il film che documenta il clima all’interno degli ambienti più estremi della destra italiana
di ELISABETTA CANITANO
Gentile Claudio Lazzaro, lei è l’autore di un documentario sulle nuove forme di aggregazione dell’estrema destra giovanile, intitolato “nazirock” , che ha avuto spesso problemi di proiezione per le minacce di violenza da parte di tali gruppi. In una sua recente intervista, però lei mette in guardia dal rischio costituito dalla “latenza interna di fascismo “, più che dai fascismi e dai nazismi folkloristici. Può approfondire meglio questo concetto?
La storia non si ripete nelle stesse identiche forme. Ci sono però elementi fondamentali del comportamento umano che tendono a riproporsi ciclicamente, anche se in forme apparentemente diverse. Quindi è improbabile che il fascismo o il nazismo come li abbiamo conosciuti tornino al potere, mentre è possibile e direi estremamente probabile che si ripresentino alla ribalta della storia in altre forme.
Prendiamo in considerazione alcuni elementi costitutivi di un regime fascista. Limitazioni alla libertà d’informazione e al diritto di voto. Culto della personalità e manipolazione delle masse attraverso i mezzi d’informazione. Società divisa in gerarchie di matrice ereditaria o clientelare con scarse possibilità di miglioramento sociale per le classi subalterne. Amministrazione delle giustizia che favorisce i ceti dominanti. Impunità per i vertici dello Stato e della casta politica. Uso della violenza (anche se in modo indiretto, attraverso organizzazioni criminali e clandestine) per mantenere il controllo politico. Ecco, probabilmente sto dimenticando qualcosa, ma tutti questi elementi noi li troviamo oggi nella società italiana.
Umberto Galimberti scrive, nel suo “La casa di psiche”, che, nella società della tecnica, la nostra società moderna, è inferiore chi non è adattato, quindi “essere se stesso” e non rinunciare alla specificità della propria identità è una patologia. Chi si adatta però, e diventa uguale agli altri, perde l’anima, secondo il filosofo, e, noi vorremmo dire, scivola in uno stato primitivo dello spirito. Secondo lei è possibile un collegamento fra queste due cose ? E’ possibile, in altri termini, che il pensare conformista sia ciò che spiana la strada per il fascismo interno?
Il conformismo è una componente delle società fasciste: è il conformismo di chi si sente rassicurato dall’esistenza di una regola, da un insieme di precetti e di slogan, del tipo “Dio, Patria, Famiglia”, o quant’altro. Ma se guardiamo, nella storia dei fascismi, alle storie dei capi, vediamo che per loro è diverso: i capi spesso sono trasgressivi e devianti, i primi a non credere nei precetti che vanno sbandierando. Sono disadattati che riescono a diventare dominanti e a mantenere il loro dominio anche attraverso cinismi e ipocrisie.
Se io le dico le seguenti frasi, raccolte tutti i giorni nella nostra città, suddivise per argomento:
Giustizia - “Bisognerebbe metterli in prigione, e buttare la chiave, ormai escono tutti”
Scuola - “E’ ora che si ricominci a bocciare, oramai promuovono tutti”;
Immigrati - “Vengono a fare i padroni in casa nostra, fanno il comodo loro”;
Lavoro - “Bisogna rimettere in moto l’economia, così tutti staremo meglio, meno veti sindacali, e vedi come va meglio”;
Politica - “Tanto è tutto un magna magna” ( che a me ricorda il vecchio “la politica è una cosa sporca”, di mia nonna).
Lei pensa che le dica solo chi vota a destra, i cosiddetti benpensanti, o il popolo della sinistra in moltissimi casi recita anch’esso queste frasi come un mantra, senza riflettere, omologandosi?
Ciò che accomuna queste frasi è che sono frasi fatte, luoghi comuni. Come tali scoraggiano l’approfondimento, la capacità di distinguere ciò che può essere vero e ciò che invece è falso nell’affermazione convenzionale. Tenga conto che oggi, se non si ragiona in modo approfondito, può essere luogo comune anche definirsi di destra o di sinistra. Non per qualunquismo, ma perché esiste un modo poco approfondito, o volte semplicemente stupido e conformista, di collocarsi a destra o a sinistra. Credo che oggi più che mai si debba cominciare a ragionare col proprio cervello su quali siano i problemi e su come risolverli.
Secondo lei, possono trovare una spiegazione, in quest’ottica, i 65.000 voti disgiunti, a Roma, Zingaretti/Alemanno, o erano solo un dispetto a Rutelli?
Non ho riscontri, posso solo dirle una mia impressione. Secondo me la scelta del candidato Rutelli è stata scontata e di scarso impatto sul piano mediatico. La sua campagna elettorale è stata condotta con scarsa grinta, nessuna efficacia e nessuna idea. Alemanno ha finito col rappresentare, mediaticamente, il nuovo. Al di là della sostanza (secondo me Rutelli è stato un buon sindaco) giocano elementi irrazionali: nessuno ha voglia di rivedere sempre lo stesso film. Ci vogliono novità, facce nuove, aria fresca. Non aria fritta (come candidare le bellocce alla Madia).
E’ possibile che il martellamento di arretratezza e ignoranza diffuso dalla televisione in questi anni abbia contribuito a livellare il sentire collettivo, data la difficoltà di pensare contro corrente?
Più che possibile. E’ una certezza. Berlusconi ha formato i suoi elettori in 15 anni con le sue televisioni. La televisione pubblica invece di contrastare la visione berlusconiana del mondo l’ha assecondata, per fare audience e mantenere i livelli occupazionali di un ente pubblico parassitario (in Rai lavorano ottimi professionisti, ma sono troppi quelli che si limitano a incassare lo stipendio)
Noi sappiamo da sempre che la destra batte sui temi della sicurezza non attraverso la prevenzione, che sono la giustizia sociale, la scolarizzazione, la ridistribuzione del reddito, ma attraverso la punizione (il carcere come deterrente punitivo e non come luogo di riabilitazione del cittadino), e la militarizzazione della società. L’allarme continuo sulla pedofilia, e sui rom e, dall’altra parte il blocco dei processi richiesto dall’attuale premier, la sospetta corruzione di Storace e dei suoi durante il loro governo della Regione Lazio (laRepubblica 10 agosto 2007), lei pensa che possa ricordare il misto di richiesta di giustizia a parole e corruzione perenne che esisteva nel ventennio fascista, in Italia?
Il fascismo è il regno della contraddizione. Esiste un fascismo cosiddetto sociale, in cui Storace ama collocarsi, che guarda con attenzione alle classi subalterne. Mussolini ha fatto buone case popolari. Hitler era attento alla condizione dei lavoratori. Purtroppo i costi del sociale, nelle ideologie nazifasciste dovevano ricadere sui popoli e sulle “razze” più deboli. Quindi guerre e distruzione per sottomettere le nazioni confinanti, per non parlare degli orrori della Shoah: un popolo depredato di tutto e, per la prima volta nella storia, il metodo scientifico e industriale applicato allo sterminio
L’antipolitica, c’entra, secondo lei, con il fascismo, o no?
C’entra, se per antipolitica intendiamo la rinuncia dei cittadini a fare politica e la consegna di una delega in bianco al leader carismatico. Se invece l’antipolitica è quella cosa che in tempi recentissimi tutta la destra e una parte della sinistra hanno stigmatizzato nel prendere le distanze da girotondini, grillini, Di Pietro, Travaglio, Furio Colombo, Paolo Flores D’Arcais e altri che non si rassegnano alla logica clientelare partitica e mafiosa della casta e degli inciuci, beh allora direi che l’antipolitica è politica, l’unica ancora praticabile: cioè l’unica forma di partecipazione del cittadino alla cosa pubblica che ancora si possa tentare
La guerra in Iraq, senza per questo lasciarsi tentare da confronti impropri e fuorvianti tra Stati Uniti e Germania Nazista
La politica della paura è, secondo molti analisti politici, una delle armi migliori per aiutare la destra a prendere il potere con l’appoggio del popolo. Lei è d’accordo?
Si, ma bisogna anche ricordare che le paure sono reali. Per chi non ha strumenti culturali e preparazione professionale, la globalizzazione è una brutta bestia, che fa molta paura. Si possono dare strumenti per superare la paura, oppure la si utilizza per governare, canalizzando l’aggressività sul “nemico” a portata di mano
Secondo lei le gerarchie della Chiesa cattolica sono coinvolte in questo processo di comunicazione di massa? Hanno un
guadagno da ricercare?
La Chiesa cattolica è una gerarchia di potere. Come tale tende ad auto conservarsi e a fare alleanze con chi può garantire economicamente questa conservazione. Lo ha fatto col fascismo e lo fa anche oggi. Peccato perché la Chiesa, e lo dico da laico, potrebbe fare molte buone cose nel mondo e soprattutto in Italia. Pensate se il Papa decidesse di evangelizzare Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta, se passasse metà del suo tempo alle Vele di Napoli, o in Calabria o a Trapani, a Gela, spiegando che non bisogna uccidere, che non bisogna rubare, che ai mafiosi non deve essere concesso di prendere parte alle processioni religiose. Sarebbe bello, invece sono proprio i mafiosi, per ragioni prestigio, in tanti paesi del sud, a reggere la croce nelle processioni.
10 settembre 2008
Di nuovo online
Finalmente il blog di “Camicie Verdi/Nazirock” è di nuovo online.
Ci scusiamo per i disagi tecnici arrecati.
FORZA NUOVA: CANCELLATA PROIEZIONE ‘NAZIROCK’ A PESCARA
FORZA NUOVA: CANCELLATA PROIEZIONE ‘NAZIROCK’ A PESCARA(ANSA) - PESCARA, 17 MAG -
“E’ stata cancellata la proiezione del film-documentario ‘’Nazirock’’ in programma ieri al 2°
Festival del documentario d’Abruzzo presso il cinema-teatro Massimo di Pescara. Lo ha reso noto il coordinamento regionale di Forza Nuova.
‘’Come gia’ avvenuto in altre citta’ italiane - si legge in una nota - i legali di Forza Nuova hanno provveduto a diffidare il regista dal diffondere il filmato in quanto contenente
immagini, affermazioni, scene, ricostruzioni gravemente diffamatorie nei confronti di Forza Nuova’’. ‘’Il movimento - si prosegue nella nota - sta gia’ agendo nei confronti del produttore e del regista del filmato, civilmente e penalmente, per ottenere il risarcimento dei danni materiali e morali, ivi compresi quelli che potrebbero essere derivati dalla proiezioni in periodo elettorale, e chiunque non ottemperi alla diffida sara’ ritenuto responsabile delle lesioni arrecate’’.
(ANSA).”
In relazione alla notizia Ansa, Pescara, 17 maggio, FORZA NUOVA: CANCELLATA PROIEZIONE “NAZIROCK”, il regista e produttore del film, Claudio Lazzaro, precisa:
“La proiezione di Nazirock al Festival del documentario d’Abruzzo è stata cancellata per ragioni diverse da quelle indicate. In realtà il Festival (a causa del ritardo con cui sono stato avvertito) non ha ottenuto la mia autorizzazione a proiettare il film.
Forza Nuova sta cercando di impedire che il film abbia una sua libera circolazione e invia le sue diffide legali a quelli che organizzano proiezioni ogni giorno e in tutta Italia (cineclub, circoli Arci, Anpi, centri sociali, associazioni studentesche, culturali e di partito). Ma i casi in cui questi rappresentanti della società civile si sono lasciati impressionare dalle diffide e hanno rinunciano a proiettare Nazirock sono stati rarissimi. Devo dire che anche in questi casi (ne ricordo soltanto due) le proiezioni sono state cancellate non tanto per le diffide di Forza Nuova quanto per il fatto che erano state programmate nel periodo preelettorale in locali messi a disposizione dalla pubblica amministrazione. Quindi era scattata una considerazione di opportunità: non dare l’impressione di voler favorire una parte politica a discapito di un’altra.
E’ vero però che le diffide di Forza Nuova sono riuscite a impedire una normale programmazione di Nazirock nelle sale cinematografiche. Ad esempio, il Cinema Politecnico Fandango di Roma, che aveva in cartellone Naziorck, ha rinunciato alla programmazione, non solo per il timore di ripercussioni legali. E’ anche vero che, sempre a Roma, il Cinema Piccolo Apollo, malgrado le diffide, ha ospitato una grande, affollatissima, anteprima (protetta da agenti della Digos).
Fortunatamente Nazirock è distribuito anche nelle librerie, pubblicato da Feltrinelli Real Cinema.
Se Forza Nuova avesse argomenti legali per impedire a Fetrinelli Editore di distribuire Nazirock li userebbe. Ma questi argomenti non esistono. Quindi credo che Forza Nuova farebbe meglio a confrontarsi democraticamente con questo film.
Organizzino loro una proiezione e mi invitino. Io naturalmente sono disposto a partecipare”.
C’è un collegamento tra questa realtà e la politica istituzionale
Articolo di Claudio Lazzaro su Liberazione del 6 maggio 2008
Un’analisi del regista del documentario Nazirock
C’è un collegamento tra questa realtà e la politica istituzionale
di Claudio Lazzaro
In qualche modo Nazirock, il film che ha raccontato i riti e le violenze della destra radicale, nasce proprio a Verona. Stavo viaggiando in terra di Padania per realizzare Camicie Verdi, un documentario sulla Lega Nord, quando mi sono imbattuto nel Veneto Fronte Skinheads. Il leader era Piero Puschiavo, leader di una band di rock. Un tipo di rock che ha molti nomi, identitario, nazional socialista, non conforme, ma che in Europa e negli stati Uniti viene sbrigativamente chiamato nazirock. I testi di solito hanno a che fare con l’odio per gli immigrati, con la difesa delle radici e dell’identità nazionale. Abbondano le istigazioni alla violenza, non mancano le nostalgie della Repubblica di Salò. Piero Puschiavo adesso non fa più la rockstar identitaria, ma è il coordinatore per il Veneto del Movimento Sociale Fiamma Tricolore. E nel film vediamo che il leader della Fiamma Tricolore, Luca Romagnoli, viene accolto sul palco degli oratori da Silvio Berlusconi, alla manifestazione del 2 dicembre 2006, quella dei due milioni. I due si stringono la mano, Berlusconi accarezza la bandiera della Fiamma.
C’è quindi un collegamento tra il Veneto Fronte Skinheads e la politica con la A maiuscola, quella parlamentare e istituzionale. Un collegamento allarmante, perché se andiamo a vedere chi era l’ispiratore del Veneto Fronte Skinhead scopriamo che si tratta di un certo Jan Stuart Donaldson, famoso per le sue canzoni razziste e per le sue dichiarazioni su Hitler: “Di lui ammiro tutto, tranne una cosa: avere perso”.
Allora ci rendiamo conto che certe frange dovrebbero stare fuori dalla porta. Perché quando la base di questi movimenti si sente sdoganata e legittimata dal sistema politico, allora, con ogni probabilità, diventa più aggressiva, tende a recuperare lo spazio che per anni si era vista negare.
Non voglio dire che la colpa della tragedia di Verona debba ricadere in modo diretto e inequivocabile sui movimenti politici della destra radicale. Ci sono forme di tribalismo giovanile in tutto il mondo. Le bande che difendono il territorio e aggrediscono il diverso si trovano anche nei paesi a democrazia più avanzata. Eppure se la violenza di destra aumenta e si propaga (i dati sono impressionanti, anche se stampa e televisione nella maggior parte dei casi tendono a ignorarli) una ragione ci deve essere.
Se restiamo alle cause di natura culturale, non dimentichiamo che il Veneto è la terra del sindaco leghista Gentilini, che a Treviso – scherzando, bontà sua – incitava i cacciatori a sparare agli immigrati, dopo averli infilati, per non spargere troppo sangue, in un costume da leprotto.
Il Veneto è terra di Lega. Ma quando in Camicie Verdi intervisto Mario Borghezio, nel suo letto d’ospedale (gli autonomi lo hanno picchiato) e gli chiedo se qualche politico gli abbia fatto visita, lui mogio mogio risponde: “No, nessuno. Mi hanno chiamato solo la Mussolini e Roberto Fiore.
Quindi Borghezio, il leghista più amato dal popolo padano dopo Bossi, ha un filo diretto con il leader di Forza Nuova e con la nipote del Duce, che fino a due anni fa coordinava il cartello della destra estrema, assieme al già citato Romagnoli (quello che non è sicuro che le camere a gas siano veramente esistite), a Tilgher (condannato per ricostruzione del Partito fascista), e a Fiore (condannato a più di cinque anni per banda armata).
C’è un terreno comune, ci sono in Veneto iniziative comuni tra la Lega Nord e questa destra radicale. E infatti Borghezio ha salutato con entusiasmo l’elezione di Alemanno a sindaco di Roma: “Da patriota padano”, ha scandito, “onore al merito ai romani. Hanno eletto un sindaco con una faccia onesta e simpatica e al collo il simbolo dei nostri antenati Celti”. Poco male se la croce celtica è anche il simbolo di una divisione delle SS. Del resto Marcello De Angelis, l’intellettuale più vicino ad Alemanno, quello che ha appena organizzato il seminario sul Ritorno delle élite, quando era leader di Terza Posizione si è aggiudicato una condanna a cinque anni.
Può anche darsi che i “ragazzi dal cuore nero” responsabili dell’omicidio di Verona siano solo degli sprovveduti con scarsissime nozioni di politica, ma l’esempio dato dalla classe dirigente, o più in generale il clima politico di questa nuova stagione, certamente non li ha dissuasi, non li ha fatti sentire fuori, estranei alle regole di una democrazia.
Detto questo, credo che con questi giovani si debba dialogare. Se li guardate, nelle sequenze di Nazirock, non vedete ragazzi cattivi. Nei loro occhi, più che odio c’è paura. Sono ragazzi spaventati dalla globalizzazione. Sono i nuovi proletari che potrebbero fare gli idraulici o i muratori, se non ci fosse un extracomunitario che lo fa a metà prezzo.
Credo che il linguaggio per parlare con loro vada trovato, e subito, prima che sia troppo tardi. Ho avuto una conferma di questa urgenza (che Pasolini aveva già avvertito nel 1974) presentando Nazirock in un centro sociale a Perugia. Eravamo nell’ex mattatoio. All’alba, dopo la proiezione il centro è stato devastato da sconosciuti. Un ragazzo che dormiva all’interno terrorizzato a morte.
Spaventati (e qui apro una parentesi) anche gli esercenti che avrebbero dovuto programmare nei cinema Nazirock, ma che hanno rinunciato dopo le diffide inviate dai legali di Forza Nuova (ma per fortuna il film è distribuito anche nelle librerie, da Feltrinelli Real Cinema).
Bene, torniamo a Perugia. Quella sera all’ex mattatoio c’erano molti giovani skin, che assomigliavano in tutto e per tutto ai giovani che avevo filmato al raduno di Forza Nuova. Stesso abbigliamento, stesso tipo di rock. Ma le parole erano diverse. Quei ragazzi non erano caduti nella trappola. Erano ribelli che si identificavano nei rituali e nell’estetica skin, ma erano lì attenti ad ascoltare il nostro dibattito sul nazifascismo e intervenivano, partecipavano in modo democratico. Chi, cosa aveva fatto la differenza? Evidentemente il radicamento che i centri sociali riescono ancora a realizzare tra i giovani e nella società civile. Mentre la sinistra dei salotti televisivi non ricorda nemmeno cosa sia.
Claudio Lazzaro
Dove crescono i naziskin - di Claudio Lazzaro - Unità - 6 Maggio 2008
DOVE CRESCONO I NAZISKIN
di Claudio Lazzaro
Ci sono casi in cui uno preferirebbe non aver visto giusto. Quando ho iniziato le riprese di Nazirock capivo di stare su qualcosa di caldo. Proprio per questo avevo deciso di occuparmene, ma non immaginavo che la violenza neofascista si sarebbe sviluppata fino a questo punto.
Perchè dev’essere chiaro, la tragedia di Verona è solo un aspetto, divenuto mediaticamente visibile, della serie interminabile di violenze che hanno trovato spazio sulle pagine dell’Unità e di altri giornali di sinistra, ma che sono state ignorate da buona parte della stampa e della televisione. Come se raccontare la violenza nazifascista corrispondesse a una presa di posizione politica e non semplicemente a un dovere di cronaca.
Come se l’antifascismo non fosse più patrimonio di tutti e valore fondante della Repubblica Italiana, ma soltanto espediente retorico della sinistra per attaccare la destra.
Detto questo, vediamo perchè il fenomeno è in crescita e perchè il Veneto è un elemento importante del quadro in cui si sviluppa. Partiamo da un collegamento preciso: a Verona è molto seguito dai giovani il Veneto Fronte Skinheads, un movimento neofascista il cui fondatore, Piero Puschiavo, è l’attuale coordinatore regionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Il leader della Fiamma, Luca Romagnoli, si vede all’inizio del mio documentario. Sta sul palco, accanto a Berlusconi, a ricevere il plauso delle folle oceaniche. E’ il 2 dicembre 2006, siamo a Roma, è la famosa manifestazione dei due milioni. Berlusconi stringe la mano a Romagnoli e accarezza la bandiera della Fiamma Tricolore. Un passo indietro, andiamo in rete a scoprire chi sono gli ispiratori del Veneto Fronte Skinheads. Tra i padri spirituali figura Jan Stuart Donaldson, che amava citare Adolf Hitler: “Di lui ammiro tutto”, diceva, “tranne una cosa: avere perso”.
In questi collegamenti, in questo filo nero che parte da un movimento neonazi veneto e arriva fino alla politica istituzionale e di governo, si trova una delle spiegazioni della violenza nera che a Verona ha fatto una delle sue vittime.
Chi si sente sdoganato e in qualche modo protetto dalle istituzioni tende a venire allo scoperto, a riappropriarsi degli spazi, a diventare aggressivo. Proprio quello che stanno facendo i “ragazzi dal cuore nero”, reclutati allo stadio e indottrinati dai gruppi della destra radicale.
Naturalmente ci sono altre spiegazioni. Spesso il disagio giovanile si esprime nella guerra per bande, nella difesa del territorio, nell’attacco ai diversi. Sono comportamenti diffusi in tutto il mondo. Altrove le bande possono avere una connotazione etnica, in alcuni casi la connotazione può essere estetica (la scelta di un look, di una divisa). A Verona abbiamo visto in azione le bande d’ispirazione nazifascista. Nel mio documentario questi giovani, che potrebbero ficcarsi in tragedie come quella di Verona, hanno un volto, parlano, dicono quello che sanno e pensano. Chi sono? Nella maggior parte dei casi ragazzi impreparati. La scuola non ha dato loro gli strumenti culturali: quel minimo di conoscenza del nostro passato che avrebbe potuto fornire gli anticorpi, renderli immuni alle ideologie di morte e distruzione che ogni tanto rispuntano dalla pattumiera della storia.
Ne vedi uno, con occhi non cattivi, che si è tatuato Mussolini sul polpaccio e non crede alla strage degli ebrei: “I numeri li hanno alzati. Al massimo ne avranno ammazzati un milione”.
Chi te lo ha detto? “L’ho letto su un sito”. Quale sito? “Non so. Un sito”.
Poi c’è il problema delle regole, che non vengono rispettate. Nel film c’è un momento illuminante, a questo proposito. Al raduno di Forza Nuova prende la parola Hudo Voigt, leader del partito di estrema destra tedesco NPD. Subito il conduttore della manifestazione, Emanuele Tesauro (cantante degli Hobbit e quadro di Forza Nuova) si mette in ansia: “Mi raccomando”, ripete al microfono, “nessuno deve fare saluti fascisti, perchè in Germania è proibito. Se vedono la foto di Voight accanto a un saluto romano quando torna lo arrestano”.
Il pubblico delle teste rasate e dei vecchi nostalgici smette di inneggiare a braccio teso, poi appena Hodo Voight ha terminato il suo intervento, di nuovo alla grande: svastiche tatuate sul petto nudo, saluti fascisti, un grande striscione che viene aperto e sbandierato. La scritta, in caratteri cubitali: PIU’ NAZIFASCISMO.
Questo vediamo nel film. Questo vedremo nelle strade. Ma nessuno ne ha colpa. Nessuno è responsabile. Neppure i ragazzi che hanno aperto e sbandierato quello striscione. Alle mie contestazioni hanno risposto. “Non è niente. E’ solo una goliardata”.
Claudio Lazzaro
Cancellata la proiezione di Nazirock alla Casa della Memoria e della Storia di Roma.
Roma 25 aprile 2008
E’ stata cancellata la proiezione di Nazirock alla Casa della Memoria e della Storia di Roma.
Il film di Claudio Lazzaro sullo sdoganamento della destra neofascista doveva essere proiettato nel giorno della Liberazione, ma non tutte le organizzazioni incluse nella Commissione della Casa della Memoria si sono trovate d’accordo.
L’ufficio Cultura del Comune di Roma, che ospita la Casa della Memoria nel palazzo di via Francesco di Sales, ritenendo che il dibattito sul film, già da tempo annunciato, potesse apparire come una presa di posizione elettorale nel momento del ballottaggio, ha preferito sconsigliare la proiezione.
Il primo a difendere il film, quando le diffide di Forza Nuova erano riuscite a impedirne la programmazione nei cinema, era stato Massimo Rendina, presidente dell’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che aveva subito chiesto alla Casa della Memoria di proiettare il film nel giorno della Liberazione. Ma il ricovero in ospedale per un infarto aveva impedito a Rendina, 86 anni, di organizzare la visione e il dibattito.
“Mi pare un decisione allarmante”, dichiara il regista di Nazirock. “Le opportunità di dibattito, in tutti i paesi democratici, si moltiplicano prima del voto. Qui invece si riesce a limitarle”.
“Impedire agli ex partigiani”, aggiunge Lazzaro, “di aprire un dibattito sul neofascismo a partire da un film, vuol dire tenerli relegati a un ruolo decorativo, di celebrazione retorica della Resistenza. Significa togliere la parola a quelli che al prezzo della loro vita hanno difeso il Paese, quando il Paese ne aveva bisogno”.
Da quando è uscito, il 4 aprile, distribuito in libreria da Feltrinelli Real Cinema, Nazirock non ha avuto vita facile. Per tre giorni il sito del film www.nazirock.it è stato oscurato da a un attacco hacker, che è riuscito a distruggere il blog.
A Perugia, il centro sociale che ha organizzato una proiezione del film la sera del 19 aprile è stato devastato all’alba da un gruppo di estremisti di destra.
Le diffide inviate dai legali di Forza Nuova, il movimento neofascista che si ritiene diffamato dal film, hanno raggiunto anche le università dove le organizzazioni studentesche hanno organizzato incontri col regista.
Il 9 aprile il rettore dell’Università di Bologna ha cancellato all’ultimo momento una proiezione organizzata da Giurisprudenza Democratica, mentre a Napoli, il 23 aprile, all’Istituto Universitario Orientale, malgrado la diffida di Forza Nuova, la proiezione di Nazirock si è svolta regolarmente.
Articolo di Lietta Tornabuoni - la Stampa - 17 Giugno
Quelle virulente camicie verdi
di Lietta Tornabuoni
Altre novità in DVD. La Universal pubblica l’ultimo Orgoglio e pregiudizio con Keira Knightley insieme con il romanzo di Jane Austen da cui il film è tratto, e con l’avvertenza “Contiene dispositivo antifurto”. La Dolmen estende il territorio del DVD all’analisi politica con Camicie verdi del giornalista Claudio Lazzaro.
E’ un documentario molto completo sulla Lega Nord: attraverso interviste, manifestazioni, comizi, cartelli, visite alle sedi, osservazioni sulla folla che non manca mai, storia e cronaca, intende scoprire gli umori profondi del movimento anche paramilitare che rappresenta un fenomeno unico nella storia politica italiana. Nato nel 1979 per iniziativa di Umberto Bossi, basato sulla autonomia territoriale della Padania, sulla indipendenza fiscale, sull’ostilità contro Roma vista come simbolo del governo e dello Stato centrali, sulla xenofobia, il movimento sostenitore della Devolution, sicuro di aver realizzato il suo sogno, attraversa come si sa un momento di crisi.
Il film molto ben fatto ascolta i comizi. Bossi consiglia nel 1977 “il tricolore lo metta al cesso, signora” e loda “la Padania che mantiene l’Italia che non fa un cazzo”; Borghezio urla “noi non siamo merdaccia meridionale”, condanna “la banda di cornuti islamici di merda “; Calderoli invoca contro gli stupri “un colpo di forbici: zac!” ed esige che gli immigrati “quando arrivano vengano rispediti indietro”. Striscioni e cartelli: Giustizia ingiusta ora basta, Roma padrona, Avanti Nord, Espellete i clandestini, Padroni in casa nostra, Sveglia lombardo, Sì alla polenta no al couscous, Fuori dalle balle! Ai grandi raduni o nelle ronde, fiaccole, bandiere, camicie, fazzoletti, magliette verdi, empito, foga, gesti di maledizione. Coro: “Abbiamo un sogno nel cuore / bruciare il tricolore”. Letture predilette: I promessi sposi, Clausewitz, la rivista Insorgente. I leader leghisti meno maleducati, Maroni e Castelli, non compaiono.
Il DVD fa pensare, riflettere. Ci si chiede come tutto questo non abbia allarmato, come sia risultato sopportabile o quasi normale, come sia stato possibile considerare legittime tanta virulenza eminaccia.
Articolo di Federico Raponi - Liberazione 16 Maggio
Il documentario diretto da Claudio Lazzaro, presentato ieri nella capitale, indaga sui militanti e i dirigenti della Lega
“Camicie verdi”. Piccoli barbari crescono
Federico Raponi
La data di uscita (oggi, in Dvd) del documentario Camicie verdi - bruciare il tricolore è stata pensata in relazione al prossimo referendum sulla devolution, “per offrire un momento di riflessione prima del voto” ha detto il regista Claudio Lazzaro, ieri a Roma per la conferenza stampa di presentazione insieme a Marcelle Padovani, corrispondente de Le nouvel observateur e ai cineasti Roberto Faenza e Carlo Lizzani. Lazzaro è stato giornalista dell’Europeo prima e del Corriere della Sera poi. Ha lasciato il quotidiano un anno fa per costituire la società Nobu Production, con lo scopo di realizzare documentari a basso costo (Nobu sta per “no budget”) attraverso le tecnologie digitali e i nuovi canali distributivi come satellite, Dvd, Internet. “Per realizzare - ha sostenuto l’autore - quell’utopia che Faenza aveva annunciato trent’anni fa con il libro Senza chiedere permesso sulla scia del giornalismo underground e di controinformazione statunitense”.
Costato 90 mila euro (utilizzando la liquidazione), il documentario coniuga materiale di repertorio ad un mese di riprese con interviste a militanti durante gli appuntamenti di piazza. E avendo come centro di riferimento uno degli esponenti più amati dal “popolo padano”, il parlamentare Mario Borghezio. Seguito passo passo - con il suo consenso - in una militanza di strada fatta di ronde, comizi, volantinaggi, autografi, fiaccolate contro gli immigrati.
Il sottotitolo dell’opera richiama uno degli slogan cantati dai leghisti nelle loro manifestazioni (”Noi che siamo padani / abbiamo un sogno nel cuore / bruciare il tricolore…”). Si sottolinea così una delle tante contraddizioni del partito di Bossi (il quale nel ‘95 tuonava contro il monopolio televisivo, le holding occulte, le collusioni con Cosa Nostra di Silvio Berlusconi), al governo per un’intera legislatura dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione, ma con mai celate finalità secessioniste.
Le Camicie Verdi corrispondono alla divisa di una sorta di milizia creata dal senatùr stesso nel ‘96 per la propria “sicurezza”, e nel tempo sostituite dai Volontari Verdi o Guardia Padana che dir si voglia. Un corpo inquietante, a maggior ragione se il linguaggio di riferimento è condito di “baionette in canna”, “mazze e spade”, “tiro a segno”. Non a caso secondo il procuratore capo di Verona Guido Papalia (sul palco definito un “faccia di m*****” che sarà “cacciato a calci in c***”) si tratta di un’organizzazione paramilitare, della cui esistenza nel prossimo Ottobre dovranno rispondere in giudizio una quarantina di leader leghisti, Bossi compreso.
Nelle tappe di questo scandaglio degli umori e delle paure del profondo nord, capitiamo anche nella biblioteca di un centro d’aggregazione giovanile del Carroccio. Per sentire citati come cultura di riferimento, dopo significativi tentennamenti, I promessi sposi, Karl Von Clausewitz, Giulio Andreotti (”per variare”). La voce scritta utilizzata è invece la rivista Insorgente (”come il pensiero”).
Sbagliato però pensare al semplice folklore rumoroso per la “tolleranza zero” predicata contro la colonizzazione, il parassitismo fiscale da parte di Roma, e soprattutto contro i clandestini, ritenuti responsabili di tutti i crimini immaginabili. Se infatti per Borghezio (condannato a 5 mesi per l’incendio di un rifugio di migranti) “la violenza della Lega è solo verbale”, la cronaca dice altro. Come l’autobomba a Monte Belluna, dedicata all’Islam e a Laura Pappato, sindaco dell’Unione.
Mentre per Lizzani questo filmato è una “prova d’autonomia d’opinione, d’esempio per altri e da incoraggiare”, secondo Padovani “è importante che esca adesso, dopo cinque anni di governo in cui la Lega è stata messa tra parentesi, e se ne è appannata l’immagine sovversiva. Ci ricorda il carattere di questo movimento, il linguaggio truculento, gli slogan offensivi, l’organizzazione militare. Soggetti populisti, razzisti ed antieuropei stanno sorgendo in diversi paesi del continente, e per di più la Lega è l’unica forza secessionista”, insiste la giornalista. “E’ una nuova versione del fascismo - prosegue la corrispondente di Le nouvel observateur, esalta l’atto esemplare come la presa del campanile di S. Marco, la distruzione di una moschea, la richiesta di pena di morte. Altro elemento è il reinventarsi un passato: nel Fascismo era la Roma imperiale, qui le fonti sacre e i Celti. La Lega ha comunque dimostrato di condizionare tutto il centrodestra, imponendo prima la devolution e mettendo ora il veto sull’elezione di Napolitano”.
Per Faenza (di cui è stato da poco rieditato il documentario Forza Italia (1977) che in soli cinque giorni ha venduto 30 mila copie, l’opera ha due pregi: “Tratta di qualcosa di cui in genere non si parla, quando invece da Gladio in poi esiste nel paese uno spirito sovversivo. Inoltre fa capire cosa è la Lega, cioè le ragioni del suo successo, con un atteggiamento giornalistico, diverso dai documentari ‘contro’ qualcuno, è perciò importante per analizzarne radici e origini”.


